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Alberto Ronchey, ex allievoAlberto Ronchey, nasce a Roma nel 1926, ha frequentato il Liceo Virgilio negli anni '40 dove ha frequentato il Corso I ed è stato allievo del professor Carlo Dionisotti , di cui ricorda “la personalità di forte autorevolezza” in un editoriale del Corriere della Sera. E' stato direttore della "Voce repubblicana", inviato speciale e poi direttore della "Stampa", dal 1968 al 1973 editorialista del "Corriere della Sera" e in seguito di "Repubblica", ha scritto anche per diversi settimanali ("Il Mondo", "L'Espresso", "Panorama"). Giornalista conservatoe, inventore del fattore K per Komunismo, utilizzato in un editoriale sul Corriere della Sera del 30 marzo '79 per giustificare il mancato ricambio delle forze politiche governative nei primi cinquant'anni della repubblica italiana. L'alternanza era impedita dalla presenza di un grande partito comunista, principale forza di opposizione, che, per ragioni di alleanze ed equilibri internazionali, non poteva giungere al potere. Il Fattore R"Noi dobbiamo a Ronchey" ha scritto Indro Montanelli "alcuni dei migliori saggi apparsi negli ultimi trenta o quarant'anni nella carta stampata, non soltanto italiana, di politica, economia, sociologia (quella vera): frutto di lunghi soggiorni in tutti i paesi d'Europa, in America, in Cina, in Giappone, d'indagini da 007 nelle loro viscere, di attente e vaste letture." Alberto Ronchey è la compiuta incarnazione di un giornalismo tutto fatti, non ideologico, empirico e molto anglosassone (nelle sue vene, del resto, scorre anche sangue scozzese). È un italiano anomalo, ma orgoglioso di essere figlio di una città amata e odiata come Roma. A sedici anni, prima del 25 luglio 1943, correggeva le bozze e scriveva articoli per fogli clandestini. Da allora ha scritto per i maggiori quotidiani nazionali, ha raccontato l'Unione Sovietica di Chruscev "superpotenza sottosviluppata", Berlino appena divisa dal muro, Cipro sconvolta dalla guerra fra greci e turchi, l'America di Kennedy, l'India, il Giappone, il Sud dell'Italia e la questione meridionale. È stato l'unico giornalista a raggiungere Kindu dopo il massacro dei tredici caschi blu italiani. Ha scritto numerosi libri, ha inventato formule politiche come la "lottizzazione" per la Rai e il "fattore K" per il partito comunista; è stato docente di sociologia a CàFoscari, ministro dei Beni Culturali con i governi Amato e Ciampi, presidente della Rcs. È probabilmente il maggior esponente di un giornalismo capace di raccontare il mondo grazie all'osservazione diretta e a un bagaglio continuamente rinnovato di letture, riflessioni, approfondimenti. In questa conversazione, brillantemente condotta da un'altra grande firma del giornalismo italiano come Pierluigi Battista, Ronchey ci guida attraverso le svolte e le crisi che hanno segnato gli ultimi sessant'anni della storia italiana e mondiale. E il pessimismo, il disincanto, il rifiuto delle mode che, insieme al leggendario perfezionismo, costituiscono i tratti caratteristici di uno stile di vita e di pensiero, vanno di pari passo con la curiosità e il bisogno sempre vivo di conoscere e capire il nostro mondo.
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