Intervista al prof. Monini, insegnante di inglese, di ritorno
a Roma dopo 7 anni in Etiopia,
a cura di Lavinia Kruger

 

Abbiamo rivolto al professor Monini, che è insegnante di inglese anche della nostra classe, la 2A, di raccontarci qualcosa della sua esperienza nel paese del Corno d’Africa. Ne è nata una vera e propria interessante intervista che mettiamo in rete per Virgilioweb.

Come è nata la sua scelta di insegnare in Africa?

Dopo aver partecipato ad un concorso molto impegnativo, ho fatto una esperienza di insegnamento all’estero presso una scuola superiore italiana ad Addis Abeba, in Etiopia.

Come si chiama la scuola in cui ha insegnato? Come è organizzata ?

La scuola si chiama Galileo Galilei, è frequentata da circa 500 studenti, gli insegnanti sono italiani tranne ovviamente gli insegnanti di lingua e cultura amarica che per obbligo statale sono tenuti ad frequentare gli studenti di nazionalità etiopica. Ci sono 3 diversi indirizzi tra cui il Liceo, Ragioneria e Geometra e naturalmente la varietà degli studenti dipende dall’indirizzo: il Liceo è frequentato principalmente da studenti italiani che risiedono lì (figli di personale dell’ambasciata, di imprese italiane come Fiat, Pirelli, Agip ecc).L’istituto tecnico e l’indirizzo per i geometri sono frequentato soprattutto da etiopici, i quali attraverso questa scuola acquisiscono una specializzazione della quale c’è molto bisogno (in Etiopia) e che gli permette poi di trovare buoni posti di lavoro. La sezione di Ragioneria è frequentata soprattutto da ragazze che parlano tre lingue, conoscono l’informatica, il lavoro d’ufficio quindi una volta preso il diploma hanno un impiego assicurato. Inoltre i geometri sono gli unici specializzati e tra i pochi in Etiopia capaci di gestire un cantiere edile.

La scuola è come quella italiana, se non che , pur essendo una scuola italiana ovviamente è una scuola internazionale, per cui c’è il problema che la stragrande maggioranza degli studenti non sono cittadini italiani e questo crea un problema di carattere legale; per esempio non si possono far pagare le tasse, invece di far pagare loro una tassa scolastica, pagano una retta per una scuola pubblica.

Com’è il rapporto con gli studenti?

Semplicemente meraviglioso! Anni fa abbiamo avuto la visita del presidente della Repubblica, l’on. Scalfaro e la cosa che egli notò, fu che pur avendo lavorato lì in periodo di guerra (tra Etiopia e Eritrea) non ci sono mai stati screzi nè divergenze tra studenti di nazionalità diversa, i cui paesi erano in quel momento impegnati in una guerra Feroce. A parte questo ci sono studenti di altre nazionalità, per esempio studenti ebrei o di origine araba; anche in questo senso non abbiamo mai avuto nessun problema.

Il fatto che ciascuno riuscisse a non far pesare sui propri comportamenti il percorso storico- politico è stato probabilmente fra gli aspetti più positivi di questa esperienza in Africa.

Qual’è il rapporto degli studenti con la lingua e la cultura italiana?

C’è un grande difficoltà da parte degli studenti che vengono da una tradizione linguistica molto diversa da quella occidentale e che studiano e parlano l’italiano a scuola anche se in maniera divertente, infatti tra loro usano un linguaggio misto che comprende italiano, inglese e amarico (la lingua nazionale del paese). Non parlando però l’italiano fuori dalla scuola chiaramente hanno delle grosse difficoltà, ciò nonostante ricordo una mia classe prima del liceo scientifico, dove le due migliori studentesse in italiano erano due ragazze etiopiche che avevano 8 in italiano là dove studenti italiani, figli di personale d’ambasciata che venivano direttamente dall’Italia avevano voti inferiori. Per gli studenti etiopici, naturalmente, la prima lingua è l’amarico, la seconda è l’inglese e per alcuni la terza è l’italiano.

Il ruolo dell’inglese?

Il ruolo dell’inglese è (ahimé) fondamentale nel senso che tutto quello che viene dal primo mondo è, in tutta l’Africa e in tutti i paesi con una lingua debole, in lingua inglese, quindi si può dire che per tutti gli studenti l’inglese è una finestra sul mondo.

E il ruolo della lingua nazionale?

Pur essendo l’Etiopia un paese multietnico, è un paese che non è mai stato dominato da una nazione straniera se si escludono dal ’36 al ’41,i 5 anni di occupazione italiana: si deve parlare di occupazione più che di colonizzazione perché in 5 anni non si colonizza e anche perché l’occupazione italiana non si è estesa a tutto il territorio; dico questo perchè pur essendo l’Etiopia un paese multietnico quindi con lingue diverse e alfabeti diversi c’è una lingua ufficiale parlata da tutti che è l’amarico. Di questa gli etiopi sono molto orgogliosi, perché è una lingua molto antica che è scritta da secoli e secoli.

Viene insegnato nella scuola?

No, ma viene insegnata all’università, è importante ricordare che l’amarico è principalmente usato nelle funzioni religiose come accadeva qui in Italia per il latino che anch’esso veniva usato nelle questioni religiose.

Esiste una letteratura etiope?

Perbacco! Si, si. esiste una vastissima letteratura molto antica che non a caso assomiglia al tipo di letteratura dell’origine dei popoli: poemi cavallereschi, i percorsi che i popoli fanno. E devo dire che questo è l’orgoglio , fondamentale , degli etiopici: quello che gli fa sentire come in realtà sono, profondamente diversi da tutti i popoli dell’Africa sub-sahariana. Perchè hanno una storia antica ,una letteratura antica, loro hanno una lingua che da sempre è scritta e questo li rende molto diversi.

L’uso dell’informatica nella scuola a che livello è?

Gli insegnanti sono obbligati a presentare voti o documenti su dischetto, la scuola dispone di due aule computer, una più moderna , l’altra meno. Io stesso ho dovuto imparare ad usare il computer perché il preside pretendeva relazioni e programmi solo su dischetto!

Come è la città di Addis Abeba?

Addis Abeba è una città che purtroppo sta conservando sempre meno i suoi peculiari caratteri architettonici a causa dell’invasione della cultura inglese che fa sì che gli etiopici tendano a distruggere le loro costruzioni di stile coloniale per sostituirle con orrendi e edifici moderni e grattacieli.

Io non ho conosciuto l’Etiopia, quella vagheggiata da molti, dell’imperatore Ailè Selassiè, ma ancora se ne parla come di una sorta di periodo aureo dove Addis Abeba era una città che ricordava la “belle epoque” una città piena di caffé, ristoranti. Oggi non è molto bella architettonicamente e poi come succede spesso nel terzo mondo, si trova l’albergo lussuosissimo e accanto le casupole tradizioni fatte di un miscuglio di fango e sterco di cammello. Ci tengo a dire che sono molto più belle le costruzioni tradizionali piuttosto che le bidonville che si trovano nel resto del terzo mondo.

Quali sono i principali problemi dell’Etiopia?

Ma…l’idea che penso noi abbiamo di tutto il terzo mondo è un idea un po’ di maniera, ne parliamo solo nelle occasioni di guerra , di carestie che purtroppo ci sono ma senza reale conoscenza dei fatti secondo me, perché tendiamo a vedere tutto con il nostro punto di vista di europei.

Il governo, (diciamo nuovo, anche se ormai ha 12 anni) sta anche cercando di fare una lotta contro la corruzione, ma i problemi dell’Etiopia, che è un paese agricolo, sono quelli di un economia molto fragile: basta infatti un ritardo di soli 15 giorni della stagione delle piogge o ,come purtroppo sta succedendo quest’anno, della mancanza delle piogge, oppure piogge eccessive, per far precipitare la nazione in crisi economiche pesanti. Dal punto di vista politico, nel terzo mondo non ci sono ad esempio classi sociali, quindi i rapporti sono di tipo etnico, dunque il dialogo, e il contrasto sociale passano attraverso i gruppi etnici. Poi c’è il solito fenomeno diffuso nei paesi poveri; cioè che l’unico corpo organizzato sono i militari e quindi quando succede qualcosa è sempre sotto la loro spinta.