Ricordo di don Emilio Gandolfo,

di Marcello Flores

  Dal 1952 al 1955 insegna religione al liceo Virgilio di Roma, dove poi sarà sostituito da Gesualdo Nosengo (fondatore dell'UCIIM, l'associazione degli insegnanti cattolici); nel 1957 torna al Virgilio dove resta fino al 1972.

Don Emilio Gandolfo, il parroco di Vernazza ucciso per rapina il 3 dicembre 1999, aveva insegnato religione, più di trent'anni fa, al liceo Virgilio di Roma. Lo faceva con lo spirito conciliare di una parte della Chiesa di allora: lo interessava quello che i giovani pensano di sé, del mondo, del futuro. Lo ascoltavano, e lo amavano, soprattutto, gli studenti atei, comunisti, anarchici, agnostici.

Chissà quanti, tra gli ex alunni del liceo Virgilio di Roma, hanno compreso dalla notizia di cronaca che raccontava dell'omicidio feroce del parroco di Vernazza, che il povero prete ottantenne era don Emilio; il "nostro" don Emilio, che nei primi anni Sessanta aveva portato in anticipo a scuola lo spirito conciliare, e sapeva farsi amare soprattutto da atei e comunisti, anarchici e agnostici. Don Emilio non era un prete condiscendente, non cercava tra i giovani un facile consenso come molti tra i religiosi "progressisti" della sua generazione, non metteva tra parentesi la fede, il ruolo, l'appartenenza alla Chiesa. Ma riusciva a trovare con tutti il terreno per dialogare, una sponda su cui costruire un rapporto sempre diverso e personalizzato: perché il suo interesse era l'umanità, e la sua curiosità quello che i giovani pensavano di sé, del mondo, del futuro.

Don Emilio insegnava religione e attorno a momenti della vita religiosa (Natale, Pasqua), riannodava annualmente i rapporti con i suoi vecchi e nuovi alunni. Chi non amava questi incontri collettivi, o non credeva alla comunità che essi cercavano di tenere assieme, non per questo usciva dall'orbita d'interesse di questo piccolo prete sorridente e ragionevole. Offriva il proprio terreno d'incontro, quello religioso, ma era pronto a restare ancorato a quello mondano, se così voleva il suo interlocutore frequente od occasionale. E allora era la storia, la storia dell'umanità e delle sue civiltà, dei suoi progressi e delle sue disgrazie e tragedie a permettere quella sintonia e quella solidarietà che oltrepassava, così in anticipo per quei tempi, steccati ideologici e politici.
Don Emilio, per quanto ricordo, non ha mai convertito nessuno e ha visto, anzi, molte delle sue "anime" abbandonare, proprio in quegli anni, la fede. Ma a tutti ha lasciato qualcosa: generosità, allegria, quella strana e insolita simpatia che solo raramente si stabiliva tra studenti e professori.

Emilio Gandolfo, "lettera ai giovani del Virgilio "e "lettera agli amici" (1958-1999 a stampa, pro-manuscripto). I libretti sono stati divisi in tre parti:
I PARTE, dal 1958 alla Pentecoste del 1972. Verso la fine degli anni Cinquanta don Emilio prese l'abitudine di far gli auguri di Natale, Pasqua ed in alcuni anni di Pentecoste al Preside, ai Professori, agli Alunni del Virgilio, con una immagine "evocativa" distribuita in occasione della Messa scolastica che precedeva le vacanze (in particolare per il Mercoledì santo) alla chiesa della Vallicella. Furono anche avviate nell'aula magna del Liceo romano delle "sacre rappresentazioni audiovisive", con registratore audio (con lettura di testi biblici e poetici con musiche classiche ) e con proiettore di diapositive (pitture d'ogni paese).
Nacquero degli appuntamenti esterni alla scuola. A san Sebastianello al Palatino in occasione del giovedì santo e della notte di Natale. Dal 1961 gli auguri per Natale e Pasqua hanno assunto la forma di un libretto, normalmente di 16 pagine, con una "lettera", un'immagine ed alcuni brani tratti dalla Sacra Scrittura, dai Padri della Chiesa e da opere di autori contemporanei. Questi auguri hanno assunto la veste grafica definitiva, che rimarrà immutata per quasi 40 anni, già con la Pasqua del 1962. Dal Natale del 1963 la introduzione scritta da don Emilio è stata esplicitamente intitolata "lettera ai giovani del Virgilio".
II PARTE, dal 1972 a Pentecoste del 1992. Con il Natale del 1972, a seguito del trasferimento di don Emilio a Levanto e della definitiva "chiusura" della sua esperienza di insegnante, i fascicoletti, immutati nella loro struttura, rivolgono "la lettera agli amici" e non più "ai giovani del Virgilio".

NOTIZIE DELL'ASSOCIAZIONE ALLA RICERCA DELLE RADICI.
Associazione degli amici di don Emilio Gandolfo
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Se fatto presso una Banca è necessario indicare le coordinate: CIN K; cod. ABI 07601, CAB 03200.