Laura
Bianchini, partigiana e deputata,
insegnante di storia e filosofia al Virgilio dal 1953 al 1973.
Donne partigiane il 25 aprile 1945
Nata vicino
Brescia nel 1903, docente di storia e filosofia al Liceo Arnaldo
di Brescia, cattolica antifascista, è attiva nella Resistenza
bresciana e milanese: redattrice del giornale clandestino “Il
Ribelle” - sul quale si firma con gli pseudonimi di Penelope,
Don Chisciotte, Battista -, membro del comando delle Fiamme verdi
e dell’esecutivo del “Comitato di liberazione nazionale
alta Italia”.
La professoressa Bianchini ospitò in casa propria le prime
riunioni di esponenti militari e politici dell’antifascismo
bresciano, elaborò scritti e compilò numerosi testi
per volantini clandestini.
Presto sospettata dalla polizia fascista, venne costretta agli inizi
del 1944 a cercare rifugio a Milano dove ricevette l’incarico
di coordinare la stampa clandestina.
La guerra di liberazione di Laura Bianchini assunse, dunque, le
caratteristiche di un impegno culturale ed ideale, di una appassionata
opera di organizzazione dei soccorsi ai detenuti politici del carcere
di San Vittore e di assistenza alle famiglie ebree ricercate dai
nazifascisti.
Eletta deputato alla Costituente il 2 giugno del 1946 nelle file
della Democrazia cristiana - fra gli schieramenti interni della
DC aderisce a quello cristiano sociale che ha come leader Giuseppe
Dossetti.
Laura Bianchini viene di nuovo eletta il 18 aprile del 1948 si impegna
particolarmente nella commissione Pubblica istruzione e belle arti
della Camera.
Nel 1953 si ritira dalla vita parlamentare e riprende l’attività
di insegnante di filosofia presso il Liceo “Virgilio”,
dove rimane in servizio come insegnante di storia e filosofia fino
al 1973; per lungo tempo attiva nei movimenti dell’Azione
cattolica e della Fuci, muore nella capitale il 27 settembre del
1983.
Congresso della Dc, 1949 : da sinistra Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Alcide De Gasperi
I
giornali della Resistenza
Il
Ribelle di Brescia e Milano (1944-1946)
Il
5 marzo del 1944 il primo numero del "Ribelle" fu diffuso
con una tiratura di 15 mila copie riscuotendo un successo enorme
e la pubblicazione si protrasse per tutti i mesi della lotta di
liberazione. Espressione dei cattolici delle “Fiamme Verdi”,
il giornale pubblicò 25 numeri e una serie di 11"Quaderni",
nei quali, oltre a svolgere un’analisi del fascismo, furono
stilati i princìpi che avrebbero dovuto regolare la nuova
società e ipotizzate alcune soluzioni ai problemi, quali
ad esempio il rapporto fra Stato e Chiesa, che sarebbero sorti all’indomani
della liberazione.
"Il Ribelle", contando su squadre di distributori e sul
sostegno dei cattolici, raggiunse i maggiori centri del nord Italia
arrivando a Roma e anche in Svizzera. I collaboratori furono all’incirca
una ventina e fra i più noti vi era Laura Bianchini.