www.mediterranei.eu A Panarea per la migrazione primaverile dei rapaci
Arrivo a Panarea prima delle otto di mattina, gli osservatori LIPU, Michele ed Elena, sono già saliti alla loro postazione e mi hanno lasciato le chiavi di casa nel sottoscala. Scendo dalla nave e dal porto salgo per una stradina a sinistra che costeggia l’hotel Raya, facilmente trovo la casetta rosa con la tipica mattonella di maiolica con il nome “ Zi Matalena” e le chiavi. Dopo un breve riposo decido di salire anch’io alla postazione. Michele mi ha detto che si tratta di un percorso che non presenta difficoltà. Ma uscita di casa , quando chiedo conferma della strada da seguire per raggiungere Punta Corvo (m 421), gli isolani mi guardano sbigottiti e hanno ragione. Il percorso è lungo e faticoso, di circa un’ora e mezza.
Fa caldo perché sono ornai le 13, a tratti dispero di arrivare in cima ed è così lunga e faticosa la strada che mi chiedo se non abbia sbagliato qualcosa e come sia possibile che la facciano tutti i giorni. Alla fine sono il cima, un piccolo tratto in piano e poi il panorama si apre dall’altra parte su Salina e Lipari , in lontananza si intravedono anche Vulcano e le coste della Sicilia giù in fondo sulla sinistra e Filicudi sulla destra. I nostri eroi sono lì armati di binocoli, macchine fotografiche e cannocchiale. Sono passati un certo numero di uccelli, sempre troppo pochi, di làa due giorni ne passeranno a migliaia. Mi siedo su uno sperone di roccia, osserviamo costantemente il cielo e continuiamo a fotografare, i fiori, il paesaggio, gli uccelli rapaci e non solo quelli di passaggio - sono stanziali il Falco della Regina e il Falco Pellegrino col posatoio su uno sperone di roccia a picco sul mare-. Michele non trascura neanche di riprendere pigliamosche e rondoni. Chiacchieriamo, passano le ore e non pesano, alla fine mi accorgerò di avere il collo bruciato dal sole ed una caviglia gonfia. Scendiamo dopo le 19,30, i colori sono splendidi e i profumi inebrianti. In alto il cisto rosa, viola e bianco è dovunque nel pieno della fioritura, i corbezzoli, con i primi frutti insignificanti, il lentisco, il mirto, la ginestra, tutte le piante tipiche della macchia mediterranea, compresi i lecci. Più in basso piante di cappero, olivo, fico d’India e, poi di nuovo il profumo, del caprifoglio selvatico rosso, misto a quello delle piante da giardino come il pittosforo il plumbago, la bouganville e la rosa, ma ci sono anche quelle selvatiche come l’euforbia. Nei giorni seguenti visiterò l’isola e mi renderò conto che è divisa nel senso della lunghezza da una elevata dorsale che separa la parte orientale e meridionale più bassa, con piccole spiagge e vaste zone pianeggianti -si notano ancora i terrazzamenti di vigne ed oliveti abbandonati -. Il lato occidentale e settentrionale è invece alto con coste inaccessibili e molto frastagliate, un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata. Dalla parte opposta dell’isola, da San Pietro a Drautto incontro la bella spiaggia di Limmari e Punta Milazzese. A sinistra si sale verso il villaggio preistorico, sito veramente sorprendente con il suo di anfiteatro di scogli alti e la spiaggetta di Cala Junco riparata dallo scoglio alto e sottile del Bastimento. A destra si prosegue per un pianoro di media altezza che segna il perimetro meridionale dell’isola e che a un certo punto si inerpica di nuovo in un altro sentiero verso Punta Corvo. |