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diretto da Patrizia Bonelli- patbonelli@katamail.com


Interdipendenza fra migrazione, urbanizzazione
e degrado ambientale, di Patrizia Bonelli

7 miliardi di persone abitano sul pianeta terra, per lo più su territori utilizzati direttamente o indirettamente per attività umane ad alto impatto ambientale (alte emissioni di CO2 nell’aria, inquinamento dell’acqua delle falde e del terreno, rifiuti tossici, uso improprio di pesticidi e di sostanze chimiche in agricoltura, etc.); oltre alla gente che fugge dalle guerre, dai conflitti politici e sociali e dalle difficoltà economiche, le conseguenze del deterioramento ambientale e del riscaldamento del pianeta fanno della migrazione un fenomeno molto più preoccupante di quanto lo sia mai stato prima.

 Tutti gli studi e le ricerche mostrano che gli effetti dell’innalzamento della temperatura costringeranno milioni di persone a spostarsi per mancanza di acqua, siccità, desertificazione, inondazioni, uragani: per questo va riconosciuto lo stato di rifugiato ambientale.

Esiste oggi infatti il bisogno di leggi ed interventi volti ad assicurare agli immigrati i diritti essenziali, sia in caso di migrazione all’interno o all’esterno del proprio paese, sia se vittime di disastri naturali o del deterioramento delle condizioni ambientali.

- Le buone pratiche e che cosa fare

- La questione della legalità


Emigrati italiani in Svizzera- anni '50

Responsabilità e solidarietà

I paesi industrializzati della regione EuroMed sono fra i principali responsabili del riscaldamento globale per il consumo smodato di risorse e le emissioni di CO2, che sono la causa del rischio crescente di inondazioni, siccità, cicloni, ecc., con un impatto disastroso sulle comunità umane. Il movimento ambientalista perciò dovrebbe essere coinvolto nel dibattito sulla migrazione, sopratutto verso chi chiede asilo: sarebbe un atto di solidarietà basato sulla comprensione della dimensione ambientale del problema. Se il deterioramento dell’ambiente è causa della diminuzione della produzione di cibo e del peggioramento delle condizioni di vita ed ha come conseguenza la migrazione volontaria o forzata, d’altra parte il movimento di persone causa un ulteriore impatto sugli ecosistemi (consumo eccessivo di acqua, desertificazione, deforestazione, ecc.).

La migrazione umana, combinata con la crescita della popolazione e le tendenze alla globalizzazione,può perciò compromettere ulteriormente le condizioni ambientali. La crescita dell’urbanizzazione è una tendenza dominante nella regione EuroMed, e comporta sia il trasferimento di popolazione dalle aree rurali, sia una crescente domanda di energia, acqua, beni e servizi.

La regione mediterranea è particolarmente esposta a episodi climatici estremi e anche a terremoti, che colpiscono particolarmente le aree urbane. Paesi come il Marocco, l’Algeria, l’Italia (con l’aggravante del pericolo vulcanico), la Grecia e la Turchia sono i paesi più esposti. Inoltre le inondazioni catastrofiche, collegate alle precipitazioni talvolta violente del clima mediterraneo e aggravate dalla deforestazione e dalla costruzione su aree golenali o scoscese, costituiscono un ulteriore rischio per molte città in Spagna, Francia, Italia e Algeria.

Lo spazio devastato

In tutta la regione mediterranea le aree urbane si stanno allargando a macchia d’olio e si allungano a “ a nastro”, senza interruzione, lungo le coste. Si riducono in tal modo le pianure costiere, che nella regione sono una risorsa scarsa e limitata. L’urbanizzazione abusiva occupa aree suburbane e territorio agricolo con gravi conseguenze di accesso all’acqua e ad altri servizi di base,come servizi igienici e rete fognaria, allaccio agli acquedotti e discariche autorizzate.

Altri problemi indotti dall’urbanizzazione selvaggia riguardano i trasporti e l’occupazionee, non ultime, l’amministrazione e l’organizzazione delle città; l’aspetto più preoccupante rimane comunque l’inquinamento dell’aria nelle aree urbane, private della loro cintura di verde.

Nel Mediterraneo, dove è frequente il clima stabile anticiclonico, le città, soprattutto in estate, generano una cappa di inquinamento permanente.