7 miliardi di persone abitano sul pianeta terra, per lo più su territori utilizzati direttamente o indirettamente per attività umane ad alto impatto ambientale (alte emissioni di CO2 nell’aria, inquinamento dell’acqua delle falde e del terreno, rifiuti tossici, uso improprio di pesticidi e di sostanze chimiche in agricoltura, etc.); oltre alla gente che fugge dalle guerre, dai conflitti politici e sociali e dalle difficoltà economiche, le conseguenze del deterioramento ambientale e del riscaldamento del pianeta fanno della migrazione un fenomeno molto più preoccupante di quanto lo sia mai stato prima. Tutti gli studi e le ricerche mostrano che gli effetti dell’innalzamento della temperatura costringeranno milioni di persone a spostarsi per mancanza di acqua, siccità, desertificazione, inondazioni, uragani: per questo va riconosciuto lo stato di rifugiato ambientale. Esiste oggi infatti il bisogno di leggi ed interventi volti ad assicurare agli immigrati i diritti essenziali, sia in caso di migrazione all’interno o all’esterno del proprio paese, sia se vittime di disastri naturali o del deterioramento delle condizioni ambientali.
La migrazione umana, combinata con la crescita della popolazione e le tendenze alla globalizzazione,può perciò compromettere ulteriormente le condizioni ambientali. La crescita dell’urbanizzazione è una tendenza dominante nella regione EuroMed, e comporta sia il trasferimento di popolazione dalle aree rurali, sia una crescente domanda di energia, acqua, beni e servizi. La regione mediterranea è particolarmente esposta a episodi climatici estremi e anche a terremoti, che colpiscono particolarmente le aree urbane. Paesi come il Marocco, l’Algeria, l’Italia (con l’aggravante del pericolo vulcanico), la Grecia e la Turchia sono i paesi più esposti. Inoltre le inondazioni catastrofiche, collegate alle precipitazioni talvolta violente del clima mediterraneo e aggravate dalla deforestazione e dalla costruzione su aree golenali o scoscese, costituiscono un ulteriore rischio per molte città in Spagna, Francia, Italia e Algeria. Lo spazio devastatoIn tutta la regione mediterranea le aree urbane si stanno allargando a macchia d’olio e si allungano a “ a nastro”, senza interruzione, lungo le coste. Si riducono in tal modo le pianure costiere, che nella regione sono una risorsa scarsa e limitata. L’urbanizzazione abusiva occupa aree suburbane e territorio agricolo con gravi conseguenze di accesso all’acqua e ad altri servizi di base,come servizi igienici e rete fognaria, allaccio agli acquedotti e discariche autorizzate. Altri problemi indotti dall’urbanizzazione selvaggia riguardano i trasporti e l’occupazionee, non ultime, l’amministrazione e l’organizzazione delle città; l’aspetto più preoccupante rimane comunque l’inquinamento dell’aria nelle aree urbane, private della loro cintura di verde. Nel Mediterraneo, dove è frequente il clima stabile anticiclonico, le città, soprattutto in estate, generano una cappa di inquinamento permanente. |