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Immigrazione: le buone pratiche

D’altra parte però ci sono esempi di ospitalità e di integrazione di migranti: in alcuni piccoli centri del sud Italia, la popolazione locale ha accettato e in qualche caso ospitato comunità e persone provenienti dai paesi arabi e insieme hanno restaurato le case abbandonate da tempo di antichi paesi. In qualche caso popolazione locale e immigrati hanno anche sviluppato una rete di turismo che, insieme a cooperative agricole e di artigianato, rappresentano una forma di economia sostenibile, anche se solo di sussistenza.

Questi esempi dimostrano che quando c’è integrazione, ci possono essere interessi comuni, crescita sostenibile e protezione senza impatto negativo sull’ambiente. Dimostrano anche che l’integrazione è più facile in luoghi e città piccole e non riccheche in contesti troppo affollati e deteriorati.

La questione più importante e di evitare che le città diventino sempre più grandi, insostenibilie di difficilegestione, e programmare invece ospitalità per i migranti, soprattutto per quelli che provengono da contesti agricoli, in aree rurali e città piccole .

Tenere conto dei diritti umani e dell’ambiente

Davvero non ci può essere protezione ambientale senza un’ equa distribuzione delle risorse- anche l’economia locale può crescere e migliorare in modo sostenibile sulla base dell’imprenditorialità delle persone coinvolte direttamente.

In linea con il Summit della Terra di Rio del 1992 e della Conferenza di Istanbul 1996 sugli insediamenti umani (Habitat II), la comunità internazionale ha definito gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nel 2000 e il Piano di Azione di Johannesburg nel2002, che mirano ad integrare la dimensione sociale, ambientale e di sviluppo economico, a partire dai legamifra equità sociale e qualità ambientale, che possono facilitare questa integrazione. 

Che cosa fare

Prima di tutto c’è lo sviluppo della cooperazione internazionale con i paesi ad elevata emigrazione; dove, in caso di graduale degrado ambientale,la popolazione locale può essere incoraggiata a migliorare l’ambiente e le condizioni vita grazie all’uso dell’acqua e alle tecniche di conservazione del terreno, all’uso sostenibile dei fertilizzanti, attraverso campagne per rendere consapevole la popolazione, rafforzare una efficace partecipazione pubblica e la ricerca.

I progetti, e quindi il loro finanziamento, sono importanti anche perché aiutano ad assumere responsabilità: persino coloro che provengono da paesi e territori devastati cercano non solo di che vivere, ma anche di dare un senso alla loro vita. Questo spiega perchè le persone, sia nel loro paese che quando migrano, debbano essere coinvolte inprogetti che li aiutino a guadagnarsi da vivere ma che diano loro anche compiti e ruoli.
In alcuni paesi dell’Europa dell’est, anche quelli con un’ emigrazione consistente, impiegati e funzionari pubblici, anche con stipendi molto bassi, preferiscono rimanere nel loro paese quando sono coinvolti in attività che loro stessi reputano importante.

La questione della legalità

Quando i migranti si spostano in un paese straniero, la questione più importante è la legalità del loro soggiorno, senza la quale sono alla mercè di imprenditori e proprietari di case senza scrupoli. Inoltre, se la loro presenza è considerata illegale, è impossibile pianificare qualsiasi azione o aiuto, la loro sistemazione e distribuzione sul territorio. I migranti, se irregolari, possono rappresentare una grande quantità di nuovi schiavi e, senza il giusto valore del loro lavoro, entrare in competizione con i lavoratori locali.La trasparenza dei metodi per ottenere la legalizzazione del soggiorno è un pre-requisito senza il quale la difesa dell’ambiente e delle persone non è possibile.