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diretto da Patrizia Bonelli- patbonelli@katamail.com

Genova, 16-17 aprile 2007
- Task Force italiana sull’ Educazione al consumo sostenibile
coordinata dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.

Si è tenuta a Genova il primo incontro internazionale della Task Force italiana sull'Educazione al consumo sostenibile. Il tema "consumo e produzione sostenibili", discusso dal "Processo di Marrakech" del giugno 2003 per dare seguito alle raccomandazioni del Vertice di Johannesburg , coinvolge governi, organizzazioni internazionali e società civile nello sviluppo di un "quadro decennale di programmi per sostenere attività ed iniziative volte a promuovere modelli di produzione e consumo sostenibili".

Nella realizzazione di questo quadro di attività è fondamentale il lavoro delle Task Force presiedute da singoli Paesi e che si focalizzano concretamente sulle principali tematiche dell'SCP, l'eco-efficienza, acquisti verdi, uso sostenibile delle risorse naturali, etc…).

Nel 2006 L'Italia ha lanciato alle Nazioni Unite una Task Force sull'Educazione al consumo sostenibile. Il legame fra l'educazione e il consumo nasce dalla volontà di considerare il cambiamento dei comportamenti del cittadino e l'acquisizione di una consapevolezza critica quali elementi fondamentali nel percorso verso nuovi modelli di produzione e consumo. L'obiettivo della Task Force è di identificare e creare le appropriate sinergie tra iniziative regionali ed internazionali e favorire lo sviluppo di attività e progetti pilota coinvolgendo, in particolare, i Paesi in via di sviluppo.

Le Task Force avviate finora sono (tra parentesi il paese coordinatore):Stili di vita sostenibili (Svezia);

Prodotti sostenibili (Regno Unito);

Cooperazione con l’Africa (Germania);

Acquisti sostenibili (Svizzera);

Edilizia e costruzioni sostenibili (Finlandia);

Turismo sostenibile (Francia);

Educazione al consumo sostenibile (Italia).

Cosa significa consumo sostenibile,
di Gabriele Garbillo
Un modello di sviluppo basato sulla sobrietà dei consumi, sul rispetto della natura, sul miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni più povere.

Consumare in maniera sostenibile significa utilizzare equamente le ricchezze che la Terra mette a disposizione, rispettando la sua capacità di assorbire e neutralizzare le sostanze tossiche prodotte.

Questo modo nuovo di pensare all'utilizzo delle risorse naturali fa la sua comparsa ufficiale già nel 1987, con il rapporto della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, noto come Rapporto Brundtland dal nome del primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland che l'ha presieduta.

Questo rapporto esordisce affermando che: "Esiste un chiaro legame tra i problemi ambientali e la distribuzione della ricchezza e delle povertà nel mondo", evidenziando come il modello di sviluppo fino a oggi seguito, sia il diretto responsabile della crescita incontrollata della grave situazione ambientale creatasi. Esso infatti si è basato su un costante sviluppo tecnologico e una sempre maggiore produzione. Il risultato di questo modello di sviluppo è oggi sotto i nostri occhi: le acque dei nostri fiumi e dei nostri mari sono inquinate, l'aria delle città è irrespirabile, la temperatura del globo è in aumento, i rifiuti si accumulano senza trovare una giusta via di smaltimento e le differenze tra i paesi ricchi del nord del mondo e quelli poveri del sud si sono ampliate. Oggi più del 80% della popolazione della Terra consuma meno del 20 % delle risorse del pianeta.

Il consumo sostenibile al contrario si basa su un modello di sviluppo che presuppone sia una equa distribuzione delle materie prime e dell'energia da utilizzare e dei prodotti e dei servizi da esse derivanti; sia il rispetto per la Terra, per il suo ecosistema a livello locale come a livello mondiale. Con le parole del rapporto Brundtland "Un'economia sostenibile rappresenta nient'altro che un ordine sociale più alto: un ordine che si interessa delle generazioni future così come della nostra e che sia più orientato al benessere del pianeta e dei poveri, piuttosto che delle acquisizioni di breve periodo. Questo sforzo, fondamentalmente nuovo e con alcune incertezze, è molto meno rischioso che mantenere lo status quo".