E’ mattina, il sole è da poco sorto sullo Jonio ed illumina già il Tirreno. Il profilo dell’altipiano della Sila è stagliato nettamente contro un cielo terso. Nella valle, la nebbia mattutina copre ancora tutto. E all’improvviso arrivano. Come fantasmi appaiono per scomparire un istante dopo nella nebbia. Silenziosi sfiorano le cime degli alberi. Si sono svegliati da poco e già hanno ripreso il lungo viaggio che li porterà a svernare nell’Africa sud-sahariana.

Impianti eolici a Monte Covello (CZ),
foto di Michele Panuccio
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Siamo su Monte Covello, in provincia di Catanzaro, all’imbocco della valle del fiume Pesipe. Qui ogni autunno migliaia di rapaci, se ne stimano 10.000, attraversano l’area che rappresenta per loro una vera e proprio bottle-nek (collo di bottiglia).
Infatti è questo il punto più stretto della penisola con appena 30 Km fra i due mari; inoltre l’interruzione della catena appenninica, con la pianura di Lamezia Terme, fa perdere quota a questi uccelli veleggiatori che viaggiano sfruttando le correnti termiche ascensionali.
E sui primi contrafforti della catena delle Serre riprendono quota per continuare il loro viaggio verso sud.Questa zona dunque, è a tutti gli effetti una I.B.A. (Important Bird Area) una di quelle aree strategicamente vitali per la salvaguardia degli uccelli.
Oltre ai Falchi pecchiaioli della popolazione italiana passano quelli delle popolazione dell’est Europa e poi i Falchi di palude (Circusaeruginosus) della Scandinavia, i Grillai (Falco naumanni) e molti altri.
Uno di quei luoghi insomma, che in un altro paese sarebbe diventato un santuario della natura visitato da migliaia di persone.
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Ma qui no. Qui i rapaci si devono ritenere fortunati se i rischi che hanno corso finora sono stati “solo” quelli legati al bracconaggio che, seppur sensibilmente diminuito, tuttavia permane. Qui le amministrazioni locali hanno scoperto l’energia “pulita”: hanno scoperto l’energia eolica. Non tutti sanno (e molti fanno finta di non sapere) che laddove sono stati istallati impianti per la produzione di energia eolica in aree interessate dalla migrazione dei veleggiatori, questi hanno provocato delle stragi impressionanti di uccelli. Ciò è stato più volte verificato in diverse aree degli Stati Uniti, innumerevoli studi sono stati pubblicati e misure protezionistiche sono state adottate in diversi paesi proprio per evitare enormi danni ambientali.
I rapaci non sono in grado di vedere le pale eoliche che girano e il rischio è proprio quello che avvicinandosi ai piloni rimangano colpiti. Guardando i progetti lo scenario è apocalittico. Quasi un centinaio di piloni alti decine di metri posti come una barriera sulle colline e sui crinali dei rilievi sopra i comuni di Maida, Iacurso, Cortale, Girifalco (giusto per citare quelli più interessati dal flusso migratorio). Sette piloni sono già stati installati tra Monte Covello e Monte Contessa. I progetti per altri due impianti già approvati dalla Regione Calabria e altri in via di approvazione. E’ necessaria perciò una mobilitazione generale per evitare che gli sforzi protezionistici effettuati in Italia e in Europa per la tutela di questi uccelli cadano nel vuoto colpiti dalle pale dell’energia “pulita”. E’ necessario tutelare un’area di rilevanza internazionale come questa, minacciata anche dai progetti di cementificazione di Monte Covello, dove il proprietario del locale stabilimento di imbottigliamento dell’acqua minerale ha acquistato gran parte della montagna e vuole costruirvi alberghi, villette e beauty farm, coprendo di cemento un intero bosco.

Falchi pecchiaioli in migrazione, foto di Michele Panuccio
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