L'importanza della transumanza
Le vie della transumanza- i tratturi- sono state per secoli le direttrici dei percorsi commerciali tra le diverse zone dell’ Italia.
Foto di un pastore di fine dell '800
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Le difficoltà principale per i collegamenti tra le diverse regioni erano dovute allo spopolamento e alla malsanità delle zone pianeggianti del litorale tirrenico e specialmente della Maremma laziale.
Queste condizioni delle pianure dell'Italia Centro meridionale hanno determinato le fortune della grande pastorizia transumante e dell'Abruzzo nei primi secoli dopo il mille.
Infatti l'attività degli armenti ha utilizzato le condizioni geografiche e climatiche dell'Agro Romano e del Tavoliere per lo sfruttamento dei pascoli naturali in inverno e il ritorno sulle montagne nei periodi estivi nei quali quelle zone divenivano malariche ed afose.
I prodotti - carne, lana, formaggio erano di elevata qualità e le attività indotte (lanifici, tintorie, commercio dei prodotti) erano numerose.Naturalmente la transumanza, favorita da condizioni geografiche ed ambientali è stata incoraggiata o addirittura resa obbligatoria dal regno di Napoli e dai pontefici, che vedevano nella pastorizia una fonte sicura e notevole di reddito per le casse dello stato.
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Particolare interessamento venne dai re aragonesi: alla fine del secolo quindicesimo l'economia abruzzese ebbe i suoi momenti migliori, con un patrimonio di ovini valutabile tra il milione e mezzo e i due milioni di capi e una intensa produzione di tessuti di lana.
In seguito l'aumento della pressione demografica nel Tavoliere e ai cambiamenti politici economici dell'Italia Meridionale, queste attività andarono declinando ed ebbero il colpo di grazia nel periodo napoleonico con l'abolizione della “Dogana della mena delle pecore di Puglia”, l'istituto che aveva permesso una relativa tranquillità di trasmigrazione agli armenti. Nel ‘900 poi l'attività transumante delle greggi di ovini si è del tutto estinta.
La transumanza e l’allevamento degli ovini sono stati fondamentali nella storia dell'Abruzzo, del Lazio, della Puglia:ogni evento riguardante la pastorizia (concessione di privilegi agli armenti o affrancamento del Tavoliere dalle servitù feudali, annate di buon clima o terribili invernate e micidiali epidemie) ha inciso pesantemente sulla vita dei pastori e di tutti coloro che vivevano da industrie e commerci legati alla pastorizia.
La Dogana delle pecore (1447-1806)
Ufficialmente "Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia" fu istituita a Foggia nel 1447 dal re Alfonso V d'Aragona e regolamentava il settore agricolo e l'allevamento nel Tavoliere delle Puglie, permetteva la riscossione dei proventi derivanti dal passaggio e dal diritto di pascolo dai pastori i cui armenti svernavano in Puglia. Un tribunale annesso alla Dogana giudicava le cause in cui erano coinvolti i pastori. la Dogana fu soppressa durante l'occupazione francese del Regno di Napoli con una legge del 21 maggio 1806.
La dogana vincolava gli spostamenti delle greggi, obbligandoli a seguire determinati percorsi, i tratturi, ed a servirsi esclusivamente dei pascoli della Corona. A questi vincoli vennero sottoposti anche i privati, costretti a concedere i propri pascoli, a prezzo calmierato, all'amministrazione della Dogana, che poi provvedeva ad assegnarli ai conduttori di greggi.
Le ingerenze dell'amministrazione della Dogana furono nel corso del '500 alla base di infinite questioni con i feudatari , che celarono i loro interessi dietro i violati diritti dei cittadini, limitati nell'esercizio dei propri diritti, se non impediti, dal grande flusso di bestiame della montagna. Alla lunga la lotta fu vinta dagli agrari, che finirono con l'imporre la propria egemonia territoriale.

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