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Le strade del Mediterraneo


La Via Appia:
la più moderna strada del mondo antico

Foto di Damiano Vagaggini

Nel 312 a. C. il console Appio Claudio fa costruire una nuova strada che raggiunge la Campania e poi Brindisi: la strada è percorribile anche in caso di forti piogge, grazie alla pavimentazione realizzata con grandi pietre levigate e combacianti, poggiate su uno strato di pietrisco che assicura tenuta e drenaggio. Con questa tecnica efficace si costruirà poi tutta rete stradale del mondo romano. L’Appia è quasi sempre rettilinea, larga circa 4,10 metri, una misura che consente la circolazione nei due sensi, affiancata da un duplice percorso pedonale ei tracciato segnato da pietre miliari, l’Appia si merita ben presto l’appellativo di Regina viarum, la Regina delle strade.
Lungo le prime miglia sorgevano numerose installazioni funerarie, perché la legge vietava di seppellire i morti in città: monumenti di illustri famiglie, ma anche colombari e cimiteri sotterranei (catacombe) propri di particolari comunità etniche o religiose. Nel 268 a C l’Appia venne prolungata fino a Benevento, e nel 191 a C raggiunse Brindisi, il principale porto per la Grecia e per l’Oriente e diventò così la principale via di comunicazione del mondo mediterraneo.
Nel Medioevo l’Appia divenne una cava di materiali riutilizzabili; nell’XI secolo i Conti di Tuscolo trasformarono il sepolcro di Cecilia Metella in una fortezza. Nel 1300 Bonifacio VIII Caetani donò il castello alla sua famiglia: intorno a esso sorse un grande borgo fortificato.
Nei secoli i monumenti superstiti subirono pesanti spoliazioni. Dal 1600 il forte interesse per l’Archeologia scatenò la caccia al reperto e gli scavi sull’Appia Antica alimentarono i musei e le collezioni di mezza Europa.
L’idea di un grande parco archeologico per la zona compresa tra la Colonna Traiana e i Castelli Romani emerse per la prima volta durante il periodo napoleonico, ma senza diventare mai realtà.

 

L'Appia nel '900 tra distruzione e conservazione:
il ruolo di Italia Nostra e di Antonio Cederna

Il secolo scorso è anche il secolo dell‘urbanizzazione selvaggia, dell‘abusivismo e della distruzione della continuità storica e ambientale del territorio. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Appia Antica rischiò di essere sommersa dal cemento: i piani regolatori prevedevano la costruzione di interi quartieri a pochi metri dai monumenti o addirittura dentro la Villa dei Quintili.
Ai tentativi di cementificazione selvaggia si oppose un gruppo di architetti, di urbanisti e di intellettuali animati dal giornalista Antonio Cederna e da Italia Nostra. La battaglia durò decenni e solo nel 1988 la Regione Lazio approvò l’istituzione del Parco con Cederna primo Presidente.


Antonio Cederna - a sinistra- con l'occupante del sepolcro di Annia Regilla

ANTONIO CEDERNA, nato a Milano il 27 ottobre 1921, ha dedicato tutta la sua vita alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico ed ambientale. Anche gli ultimi frangenti della sua esistenza (Cederna si spense nell’estate del 1996 dopo logorante malattia) lo videro impegnato nelle sue campagne per scongiurare gli annunciati saccheggi del territorio in vista del 2000. Laureato all’Università di Pavia nel 1947, iniziò la sua attività come archeologo. Pubblico nel 1952 i risultati di un suo intervento di scavi archeologici a Carsoli sulla via Tiburtina Valeria in Abruzzo. Risale alla fine degli anni 60 la svolta della sua attività. Poiché la ripresa economica e la ricostruzione postbellica minacciavano gravemente il patrimonio storico, naturale e paesistico d’Italia, Cederna abbandonò l’archeologia per impegnarsi sulla stampa nella denuncia sistematica di quanto, nei fatti e nei progetti, metteva a rischio l’integrità culturale del Belpaese. I principali problemi affrontati sono stati la difesa dei Centri storici (Roma e Milano in particolare) l’integrità della campagna della via Appia Antica, la tutela dei Parchi nazionali, la lotta alla cementificazione dei litorali dalla Liguria al Lazio, alla Sardegna, la prevenzione del dissesto idrogeologico. La convinzione elementare che sostenne questo lungo impegno era che non si salvava il territorio, l’ambiente e il patrimonio culturale se non si poneva fine all’inquinamento urbanistico, alla proliferazione indiscriminata cioè di cemento e asfalto, senza una attenta politica di pianificazione. Negli anni settanta Antonio Cederna è stato Membro del Consiglio Superiore del Ministero dei lavori pubblici. E’ stato Deputato al Parlamento Italiano , dal 1987 al 1992, fornendo un considerevole contributo per la definizione di alcune importanti disposizioni legislative : le norme per la Difesa del Suolo, per la prevenzione del dissesto idrogeologico, per la Tutela del territorio Naturale, la legge per Roma Capitale. E’ stato anche consigliere comunale in Campidoglio, presidente del Comitato di Gestione del Parco dell’Appia Antica, presidente della sezione romana di "Italia Nostra". Negli anni 70 fu insignito di medaglia d’oro dalla Commissione per la conservazione della natura del CNR. Nel 1992 vinse il premio letterario "Tevere" promosso dal Centro Italiano Diffusione Arte e Cultura.