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diretto da Patrizia Bonelli- patbonelli@gmail.com

Problemi di protezione del territorio

Abbiamo constatato con preoccupazione la presenza di fattori di disturbo antropico che, se intensificati nel tempo, potrebbero causare un declino delle popolazioni di anfibi presenti, nonché un degrado, spesso profondo, di tutti gli ambienti che attualmente li ospitano.

Un adulto di salamandra pezzata "Salamandra salamandra gigliolii" fotografato a Serra S. Bruno
(foto da: www.herp.it)
Per queste specie di anfibi appare indispensabile la protezione dei boschi di faggio, castagno e alle quote più basse dei boschi di carpino e orniello; questi ambienti vengono minacciati soprattutto dagli incendi, ma sarebbe fondamentale evitare anche eventuali ceduazioni a raso e successivi impianti di Pino nero e altre conifere.
Di vitale importanza anche la protezione dei corsi d’acqua e delle raccolte d’acqua artificiali; una grave minaccia per i torrenti è rappresentata dalla captazione per uso domestico o industriale, questo fenomeno, laddove indispensabile, andrebbe pianificato in modo tale da ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente; ad esempio nella zona di Agoleo (Comune di Gioiosa Ionica- RC), tali interventi eseguiti pochi anni fa hanno compromesso l’ecosistema.
Infatti, oltre ai già dannosi lavori di sbancamento, la quantità di acqua lasciata scorrere sul letto del torrente risulta troppo esigua per permettere la sopravvivenza di specie di anfibi; durante la nostra ricerca abbiamo avuto modo di constatare che in questa località le popolazioni di anfibi risultano ormai quasi del tutto scomparse.
Sarebbe in questo caso opportuno realizzare dei piccoli interventi di ripristino ambientale, primo fra tutti quelli volti a garantire una più consistente presenza di acqua.

Casello del Principe, località Cardini del Comune di Martone (Reggio Cal.): i volontari ripuliscono un fontanile ed una vasca per l'irrigazione, dove si riproducono parecchi ululoni dal ventre giallo e salamandre pezzate. (foto di Michele Panuccio)

Per quanto riguarda le raccolte d’acqua artificiali (fontanili, abbeveratoi, gebbie), la minaccia maggiore è rappresentata, oltre che dall’abbandono e dal prosciugamento delle stesse, anche dalle annuali operazioni di pulizia; queste vengono svolte principalmente in giugno, asportando l’ammasso di piante acquatiche, alghe, foglie e altri detriti organici: ciò comporta la distruzione delle ovature, delle larve e anche degli individui giovani e adulti degli specie di anfibi che in questi piccoli ambienti portano a compimento la riproduzione.

Abbiamo riscontrato infatti un’enorme differenza in numero e diversità delle popolazioni di anfibi fra le raccolte d’acqua dove era stata eseguita una “pulizia” totale in giugno e quelle che erano state pulite solo in parte o per niente. Sarebbe necessario svolgere queste operazioni in novembre o in alternativa pulire solo parzialmente le vasche di raccolta (gebbie)e solo se veramente necessario, facendo attenzione a ridurre al minimo i danni causati.

Un altro elemento di disturbo da non sottovalutare è rappresentato dalle varie forme di inquinamento delle acque: nei torrenti montani abbiamo riscontrato spesso presenza di nafta (e/o altri liquidi simili) e di rifiuti nocivi (batterie di auto). Nelle gebbie e negli abbeveratoi spesso il problema è causato da frequentatori poco sensibili delle aree pic-nic, infatti nelle fontane, in genere collegate ad abbeveratoi, gebbie e pozze, vengono spesso riversate quantità non indifferenti di detersivi e altre sostanze che risultano mortali per gli anfibi. Nelle fiumare nel fondovalle l’inquinamento è spesso preoccupante al punto tale che in alcuni bacini non abbiamo riscontrato neanche una specie.

Un’altra grave minaccia per gli anfibi è rappresentata dalla presenza di trote ed altri pesci che vengono regolarmente immessi nei laghetti antincendio realizzati in alcune zone montane (Grotteria, Mammola), da questi bacini inoltre, i pesci si diffondono negli emissari, colonizzando i torrenti affluenti e creando così un danno enormemente maggiore; per limitare questo problema basterebbe realizzare delle barriere, come ad esempio dei gradini (di 1 metro circa) in cemento o pietra all’entrata e all’uscita dell’affluente dal laghetto.

Altri fattori di minaccia per gli anfibi nell’area in esame sono rappresentati dal traffico automobilistico in alcune zone particolarmente vocate, nonché dalla raccolta ed uccisione diretta di anfibi, in particolare della Salamandra pezzata ritenuta da alcuni, a torto, pericolosa per le persone e della Rana appenninica, da alcuni catturata a scopo alimentare. Queste problematiche andrebbero approfondite maggiormente in quanto difficilmente valutabili in uno studio a breve termine.