| 7 ottobre: La commissione Ambiente dell'Europarlamento ha approvato infatti con 44 voti contro 20 la parte più importante e controversa del pacchetto dell'Unione Europea su clima ed energia, riguardante la nuova 'borsa delle emissioni' di gas serra (Ets) che funzionerà dal 2013 al 2020.
Il voto conferma l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 20% entro il 2020, che passerebbe automaticamente al 30% in caso di accordo internazionale alla conferenza di Copenaghen del dicembre 2009 sul periodo post-Kyoto. Un obiettivo che in questi giorni era stato bersaglio di attacchi concentrici da parte di governi e settori industriali in forte ritardo nelle riconversione verde, a iniziare proprio da quelli italiani. Contro la conferma del pacchetto Ue si erano scagliati infatti nei giorni scorsi sia il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi, sia il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo Berlusconi contro il Protocollo di Kioto
Il governo rifiuta le misure dell'Unione europea percontrastare le emissioni di CO2 che provocano il “global warming”,il riscaldamento globale: costano troppo alle industrie, ha dettoa Bruxelles il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi .
Si tratta delle decisioni prese nella primavera del 2007 dai premier Ue per abbattere il 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020 come previsto dal protocollo di Kioto.Obiettivo principale è la riduzione media del 5,2% dei livelli di emissione del 1990, nel periodo tra il 2008 ed il 2012. Per l'Unione Europea è prevista una riduzione maggiore pari all'8%. Per altri paesi, considerati in via di sviluppo, sono fissati limiti meno rigidi. In particolare la riduzione riguarda 6 gas serra: Biossido di carbonio (CO2); metano (CH4); protossido di azoto (N2O); idrofluorocarburi (HFC); perfluorocarburi (PFC); esafluoro di zolfo (SF6).
Per Ronchi cosìsimina la competitività delle nostre aziende - il prezzo annuo per la realizzazione della strategia è di 20 miliardi di euro. - e si aumentano i prezzi al consumo.
Il governo si oppone anche al sistema per cui ogni azienda che inquina paga: ha chiesto l'esclusione delle piccole imprese, l'estensione dei permessi gratuiti per quelle più grandi e di fare sconti sulla produzione di energia elettrica.
L'Italia non dispone del diritto di veto e le modifiche potranno essere apportate solo in caso di alleanze con altri paesi europei.

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